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Test di provocazione Bronchiale

La iperreattività bronchiale è una caratteristica fondamentale dell'asma; tuttavia non è esclusiva di questa malattia e può presentare ampie variabilità nelle sue differenti fasi.

 

Indicazioni

A sostegno della diagnosi di asma in soggetti con sintomatologia respiratoria atipica (tosse cronica, dispnea, laringiti ricorrenti ecc.).

Valutazione del grado di iperreattività bronchiale.

Valutazione delle modificazioni del comportamento dell'iperreattività bronchiale spontanee o in seguito a terapia.

Valutazione dell'effetto protettivo dei farmaci (per esempio, protezione farmacologica dell'asma da sforzo).

 

Interpretazione

La risposta a un test viene espressa come diminuzione percentuale di un determinato parametro respiratorio (solitamente il VEMS o il PEF) rispetto al valore basale.

 

Tipi di Test di Provocazione Bronchiale

  • Stimoli fisici (sforzo, nebbia ultrasonica, aria fredda).

  • Stimoli chimici (metacolina, carbacolo, istamina).

  • Stimoli immunologici (allergeni).

 

• Test da sforzo fisico

Stimolo naturale: sei minuti di corsa libera o su tappeto ruotante.
Utile per la diagnosi di asma da sforzo.

Utile per l'avviamento all'attività sportiva.

Indice di positività: riduzione del VEMS uguale o superiore al 15% del valore basale, o riduzione del PEF uguale o superiore al 10% del valore basale.

Esecuzione semplice.

Possibilità di reazioni ritardate (rare).  

 

• Test con stimoli chimici (metacolina ecc.)

Eseguiti somministrando dosi crescenti del farmaco.

Permettono di ottenere una curva dose/risposta.

Indice di positività generalmente usato: PC20 o PD20 (concentrazione, o dose, della sostanza in grado di provocare una riduzione del VEMS uguale o superiore al 20% del valore basale).

Assenza di effetti collaterali importanti se correttamente eseguiti.
Esecuzione indaginosa e lunga.

Terminologia

ALLERGIA

È l’abnorme reattività immunitaria specifica verso sostanze eterologhe, innocue per i soggetti normali 

MALATTIE ATOPICHE

Sono le sindromi allergiche IgE-mediate

ALLERGENI

Sono tutte le sostanze eterologhe capaci di produrre nell’organismo ad esse sensibilizzato una reazione allergica, specifica, responsabile di manifestazioni cliniche diverse.

In senso più restrittivo, sono le sostanze capaci di dar luogo ad una reazione IgE-mediata.

ANTIGENI

Sono tutte le sostanze in grado di sensibilizzare un soggetto, dando luogo a reazioni immunologiche di vario tipo, anche non IgE-mediate.

EPITOPI

Sono i DETERMINANTI ANTIGENICI della molecola, cui sono legate le caratteristiche allergeniche della molecola.

Se sostanze diverse hanno in comune lo stesso DETERMINANTE ANTIGENICO, vi possono essere fenomeni di reattività crociata

Una stessa molecola può possedere numerosi e differenti epitopi.

Gli epitopi hanno in genere una grandezza corrispondente a una sequenza di 8-15 aminoacidi

EPIDEMIOLOGIA

Le sindromi allergiche sono notevolmente frequenti e in costante aumento.

Non si tratta di un aumento apparente, in relazione al miglior inquadramento nosologico di forme morbose diversamente diagnosticate e classificate in precedenza, bensì reale, probabilmente in rapporto alle modificazioni di numerosi fattori ambientali verificatesi negli ultimi decenni.

 

CARATTERISTICHE COMUNI DELLE ALLERGOPATIE

Le sindromi allergiche, pur costituendo un gruppo eterogeneo di affezioni, che possono interessare organi e apparati diversi, presentano alcune caratteristiche comuni:

  1. Deviazione dalla norma

  2. Specificità

  3. Indipendenza dalla dose dell’allergene

  4. Accessionalità

  5. Costante modalità di insorgenza

  6. Dimostrabilità di reazioni immunitarie specifiche umorali o cellulari, verso l’allergene responsabile

  7. Efficacia della prevenzione e della terapia specifica

 

CLASSIFICAZIONE DEGLI ALLERGENI

Le sindromi allergiche, pur costituendo un gruppo eterogeneo di affezioni, che possono interessare organi e apparati diversi, presentano alcune caratteristiche comuni:

  1. Deviazione dalla norma

Work in progress

Per la straordinaria diffusione della epidemia allergica cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi 30 anni o poco più

 

Bibliografia:

E.Errigo – Malattie Allergiche – Lombardo Editore - Roma

 

Pollini - Graminacee

Cynodon Dactylon

Ita: Gramigna, Erba Canina

Eng: Bermuda Grass

È la pianta infestante più conosciuta al mondo.

Le proprietà allergeniche dei suoi pollini si distinguono dalle altre piante della famiglia delle Graminacee.

Ha un apparato radicale esteso, che può arrivare in profondità.

Vista la sua elevata resistenza al calpestamento, viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo.



Dactylis Glomerata

Ita: Erba mazzolina

Eng: Cock's-foot, Orchard Grass

È un'erba resistente, che sopporta sia temperature invernali basse, che condizioni di siccità.

Pur essendo a lento insediamento, cresce in tutti i tipi di terreno.

Viene utilizzata per il foraggio del bestiame.

È molto longeva e molto produttiva (100-120 q/ha):

tra le perenni è seconda solo alla Festuca Arundinacea.

Holcus lanatus

(Bambagiona)

Lolium Perenne

(Lolietto) 

Anthoxantum odoratum

(Paleo odoroso)

Festuca elatior (arundinacea)

Ita: Festuca

Eng: Tall fescue

Phleum Pratense

(Codolina) 

Poa Pratensis

(Erba fienarola) 

Avena sativa

(Avena)

Secale cereale

(Segale)

 

COMPOSITE o ASTERACEAE

Ambrosia Artemisiifolia

(Ambrosia con foglie di artemisia)

Ambrosia Trifida

Ita: Ambrosia trifida

Eng: Giant ragweed

Artemisia Absinthium

(Assenzio)

Artemisia Vulgaris

(Artemisia) 

Taraxacum Officinale

Ita: Tarassaco, soffione, dente di leone, piscialetto

Fra: Pissenlit, Dent–de-lion

 

URTICACEAE

Parietaria officinalis

(Erba vetriola, vetriola comune)

Parietaria judaica

(Erba di muro, erba di vento, vetriola minore)

 

BETULACEAE

Betula

(Betulla)

Alnus

(Ontano)

 

CHENOPODIACEAE

Chenopodium Album

Ita: Farinello comune, Spinacio selvatico

Fra: Chenopode blanc

Eng: Fat-hen

Salsola Pestifer o Kali

Ita: Salsola o Rotolacampo

Eng: Tumbleweed

 

CORILACEAE

Corylus Avellana

(Nocciolo)

Carpinus

(Carpino bianco) 

Ostrya Carpinifolia

(Carpino nero)

 

CUPRESSACEE

Cupressus Arizonica

( Cipresso dell’Arizona )

Cupressus Sempervirens

( Cipresso Mediterraneo )

Juniperus

(Ginepro) 

Thuja

(Cedro bianco)

Chamaecyparis

(Cipresso di Lawson)

 

FAGACEE

Quercus Alba

(Quercia bianca)

 

OLEACEE

Olea Europea

(Ulivo) 

Fraxinus

(Frassino)

Ligustrum

(Ligustro)

 

TAXODIACEAE

Cryptomeria Japonica

(Tasso giapponese, Crittomeria, Sugi)

 

BIBLIOGRAFIA:

Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982

Allergie ai pollini - Cenni storici

A parte alcune intuizioni di Ippocrate già nel 5° secolo a.C., risalgono all'epoca del Rinasci-mento varie segnalazioni di sintomatologia stagionale, oculo-rinitica o asmatica, generalmente riferita alle rose (“raffreddore o asma da rose"). A titolo di curiosità, si ricorda che un Cardinale romano del XII secolo si riteneva così sensibile alle rose da ordinare che apposite guardie stazionassero al portone del suo palazzo, nel periodo primaverile-estivo, per impedire che qualcuno potesse entrare con questi fiori.

Soltanto nel 1819 un medico di Liverpool, Bostock, sofferente di pollinosi, dette la prima descrizione scientifica di questa forma morbosa, con una sintomatologia ben definita e con ricorrenza stagionale, che pochi anni dopo definì con il nome di "febbre da fieno" ("hay fever”), in quanto si manifestava ogni anno all'epoca della fienazione.

Dopo un decennio, nel 1831, un altro medico inglese, Ellioston, anch'egli affetto da pollinosi, avanzò l’ipotesi che la malattia non dipendesse soltanto dal fieno, ma dai pollini di varie piante, emessi durante il periodo della fioritura delle piante stesse.

Soltanto nel 1873, comunque, Blackley fornì la dimostrazione che i pollini erano gli unici responsabili della malattia, mediante tests cutanei per scarificazione e tests di provocazione.

Sulla base delle concezioni derivate dalle indagini sperimentali sull'anafilassi, all'inizio di questo secolo, per merito di Wolff-Eisner (1906) e Weichardt (1907), la pollinosi fu la prima malattia ad essere considerata ad etiopatogenesi allergica.

 

BIBLIOGRAFIA

Errigo E.  Malattie allergiche. Etiopatogenesi, diagnosi, terapia - Lombardo Editore Roma

Vademecum allergologico per il pediatra – a cura del Gruppo di Studio Immunologia Pediatrica della Società Italiana di Pediatria – CIS Editore